Coach De Raffaele, come valuti i primi 15 giorni di preparazione della tua
Tezenis? «Direi bene, abbiamo cominciato a mettere dentro quelli che saranno i
nostri giochi d'attacco, andando molto sul lavoro globale. Devo dire che c'è un ottimo atteggiamento da parte di tutti e soprattutto c'è la volontà di conoscersi che è la cosa più importante: c'è gran voglia di oliare i meccanismi che saranno poi quelli che ci serviranno per tutta la stagione. Le amichevoli che giocheremo da qui al 25 settembre, quando avremo la prima partita ufficiale, sono proprio in quest'ottica».
Verona torna nel grande basket e quindi ci sono tante aspettative
quest'anno: come pensi andrà la stagione della Tezenis? «A saperlo prima giocherei al
Superenalotto, visto quanto c'è adesso in palio: sicuramente c'è grande aspettativa e grande voglia di tornare ad assaporare un basket che conta dopo tanti anni. E' importante secondo me non vivere del passato, ma sapere che questo è un campionato durissimo dove tra la retrocessione e i play off ci sono stati soltanto due punti di differenza se guardiamo alle ultime 3-4 stagioni.
Verona si appresta a giocare la Legadue con una squadra a mio avviso competitiva, dove deve giocare una partita per volta e provare a vincerne il più possibile, senza pensare di porsi dei limiti ma sapendo che è un torneo tosto nel quale noi dovremo assestarci e magari far divertire il pubblico. Il campo ci dirà quanto bene abbiamo lavorato e, con il campo, non guasterà avere un pizzico di fortuna».
A che punto è la tua carriera di allenatore? Verona arriva forse al momento giusto per te, magari per poter entrambi spiccare il volo?
«Me lo auguro, anche perché sono circondato da professionisti e da persone serissime a partire dal presidente Vicenzi e da Fadini. Da parte mia c'è la voglia di fare molto
bene, so che per me è un'occasione importante, ma la vivo con grande serenità come
ho sempre fatto sia da giocatore che da allenatore, nella consapevolezza che
Verona ha sempre rappresentato una piazza storica per il basket italiano».
Ultima domanda: una cosa che ho sempre voluto chiederti, dato che quel
giorno eri in campo. Finale scudetto 1989, la finale più famosa della storia: cosa
ricordi di quel giorno e cos'hai provato ad essere campione d'Italia per 20 minuti, come disse capitan Fantozzi: «Ricordo tutto, anche perché a Livorno continuano a trasmetterla quella partita dato che purtroppo non ci è rimasto altro. E' stata un'emozione bellissima e bruttissima contemporaneamente: come dico sempre al mio attuale agente e amico, Andrea Forti, allora mio compagno di squadra "se non fosse stata così, nessuno se la sarebbe ricordata". Sfido chiunque a distanza di più di 20 anni a ricordarsi una finale. Purtroppo per
noi è andata male, ma non ci sentiamo comunque vittoriosi allo stesso modo».
